Prof. Guggino: una lettera di ordinaria follia?

 

Abbiamo letto la lettera del Prof. Guggino sull’ultimo numero de ‘Il Punto’.

 

Per quanto riguarda il merito, la tradizione e la cultura in cui siamo cresciuti ci spingono naturalmente a schierarci per il mantenimento del crocifisso.

E’ un’immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, anche di laicità (“date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”).

 

Sul modo usato dal Professore, invece, esprimiamo forti riserve e dissociazione: è inaccettabile usare un linguaggio da caserma o da osteria (“tirare fuori i cosiddetti per rivendicare le nostre radici cristiane”) per affrontare argomenti religiosi. Il prof. dovrebbe chiedere scusa ai lettori, soprattutto ai cattolici.

 

Ma nella lettera sono anche altri i punti che hanno attirato la nostra attenzione:

 

Cristianesimo fondato sulla pace e sulla fratellanza”

Bene, bravo, sottoscriviamo. Aspettiamo un fermo intervento del Professore alla prima occasione in cui qualcuno, magari rivestito di poteri, magari di Montecchio, compirà azioni che vanno contro la fratellanza degli uomini.

 

Quella libertà confessionale che per natura non ci appartiene”

Ci sembra in contraddizione con la frase precedente, ma prendiamo atto: se abbiamo capito, il Professore non tollera la professione di altre religioni. E cosa fare a chi un credo diverso professa? Un buffetto sulla guancia, qualche calcio nel sedere, una scarica di legnate, o magari rispolverare qualche piccolo (ma piccolo piccolo) strumento di tortura?

 

2000 anni di storia e di tradizione non possono offendere né turbare alcuno!”

Parli sottovoce, Professore, per carità! C’è il rischio che ci sentano le centinaia di migliaia di Incas e Aztechi sterminati da Pizarro e Cortez in nome della cattolicissima Spagna, o le migliaia di persone a cui la Santa Inquisizione ha “cercato l’anima a forza di botte”.

O i Pellerossa americani, massacrati da religiosissimi coloni europei.

O i popoli di cento nazioni nel mondo, invase e depredate dagli stati colonialisti, ahimè sempre europei.

Parli sottovoce, per carità!

 

Il nostro crocefisso rappresenta la nostra cultura del bene, dell’amore, della verità, della carità, della fede, della vita”

Ci aiuti, professore: nelle 80 righe della Sua lettera non siamo riusciti a trovarli, specialmente l’amore, o la carità. Forse eravamo distratti, ma se ci indica le righe, andremo volentieri a rileggerla per cercarli.

Abbiamo invece trovato, quelli sì, fervore ideologico, (bieca?) ignoranza, mancanza di civico rispetto, ed anche, ci scusi, un po’ di arroganza e presunzione.

Forse una causa importante come quella del crocifisso meritava difensori migliori.

 

Pace e Bene