Dialetto a palazzo, luci e ombre
Il Giornale di Vicenza clic - PROVINCIA - Articolo Giornale di Vicenza, Il "" Data: 01/06/2010 
CONSIGLIO. L'utilizzo del veneto come “lingua ufficiale” durante le sedute in municipio non raccoglie consensi unanimi Dialetto a palazzo, luci e ombre Cinzia Ceriani Dubbi sull'opportunità di usare in un contesto istituzionale una lingua che molti cittadini non parlano o non capiscono Martedì 01 Giugno 2010 PROVINCIA, e-mail print
Semaforo giallo per il dialetto in Consiglio comunale a Montecchio. Un breve sondaggio tra i cittadini, fatto senza valore statistico ma solo per sondare l'umore dei montecchiani, fa emergere alcune perplessità sulla scelta della Giunta. «Non sono d'accordo che si parli il dialetto veneto in Consiglio comunale - afferma Paola Meggiolaro - è giusto mantenere viva la tradizione, ma trovo esagerato che vada a finire anche sugli atti comunali. A Montecchio risiedono persone provenienti da diverse province venete, non dovrebbero esserci dubbi o incomprensioni di traduzione». Silvana Francescato, pensionata, non nasconde il timore di non riuscire a comprendere: «Io sono piemontese, mio padre era di Padova. Nonostante io viva a Montecchio da qualche anno, ancora fatico a comprendere chi mi parla in veneto. Come potrei seguire un Consiglio comunale?». Poi c'è chi, come Giannino Farin è cresciuto a “pan e dialeto”, ma trova l'idea della Giunta, per usare le sue parole, «un po' stramba perché [FIRMA]el dialeto l'è tradision, no istitusion, da parlare a casa, con fameja e amici. Nelle cose serie bisogna parlare l'italiano, se non la fusse cussitta, mi a scola sarìa sta on genio». Concorda Federico Gobetti: «È giusto il bilinguismo folcloristico, come tradizione da mantenere e trasmettere ai giovani, ma coinvolgerla in situazioni ufficiali significherebbe farle perdere le sue caratteristiche originarie». «Il veneto fa parte della nostra tradizione, ma fa anche parte dell'Italia e dell'Europa, e cambia da comune a comune. Trovo inutile chiudersi dietro un linguaggio circoscritto ad un singolo territorio - aggiunge Elena Piccoli - In documenti e incontri ufficiali sarebbe più utile affiancare all'italiano una lingua internazionalmente conosciuta come l'inglese». Che si parli e si scriva in dialetto o italiano, per i cittadini stranieri, infine, non sembra fare molta differenza. «A noi basta capire i documenti che ci servono per vivere e lavorare a Montecchio - spiega Mahaila Achka, originario del Bangladesh -. Non seguiamo i Consigli comunali e in occasione di riunioni e incontri pubblici, molti miei connazionali capiscono l'italiano e il dialetto e ci scambiamo informazioni e novità con il passaparola. Per noi non cambia nulla». Montecchio capitale della musica e del canto lirico. Il comune ospiterà l'undicesima edizione del concorso internazionale Arte Musicale e Talento, in programma dal 6 al 17 ottobre. «Abbiamo accolto con favore la proposta dell'associazione Docenti musicisti di Vicenza - annuncia l'assessore alla cultura Claudio Beschin -. La manifestazione, di indiscusso valore culturale, assume un'importanza particolare nei confronti dei giovani talenti ai quali viene data l'opportunità di confrontarsi e di esibirsi di fronte ad una qualificata giuria di esperti musicali internazionali. Sarà un'ottima occasione anche per promuovere l'immagine dellaa città». L'Amministrazione metterà a disposizione gli spazi per le audizioni, nella sala civica corte delle Filande. I cittadini potranno assistere a concerti serali ad ingresso libero: sabato 9 ottobre alle 20.30 concerto di premiazione della sezione esecuzione organistica nel Duomo di San Vitale; domenica 10 ottobre alle 17 nella chiesa di San Pietro concerto di premiazione per canto lirico e didattica. Il termine per le iscrizioni è il 17 settembre per canto lirico ed esecuzione organistica; il 31 luglio per la composizione didattica. A.F.

Non facciamo i burattini
Giornale di Vicenza, Il "" Data: 20/05/2010
MONTECCHIO MAGG./1 «Non facciamo i burattini» Giovedì 20 Maggio 2010 LETTERE, e-mail print Venerdì 14 maggio.
Prendo il Giornale di Vicenza e in prima pagina leggo: "Montecchio Maggiore: sarà il primo Comune veneto bilingue - Dialetto libero in Consiglio". Dò un'occhiata veloce all'articolo con la sensazione che sia il solito colpo di scena del nostro Consiglio comunale per fare un po' di pubblicità al nostro Comune. Chiudo il quotidiano con la speranza che sia stata solo una battuta e che il gioco finisca lì. Domenica 16 maggio. Riprendo il Giornale di Vicenza e leggo (sempre in prima pagina) "Montecchio Maggiore: Dialetto in Consiglio ci sarà il traduttore". Sgomento: ma allora non era una battuta? Non stavano scherzando? Consiglieri e cara sindaca, una domanda: ci siete o ci fate? Ma stiamo scherzando? Dovreste essere delle persone da cui prendere esempio e mi cadete così in basso? Parlare in dialetto durante un Consiglio comunale mi sembra veramente una sciocchezza. Per fortuna il presidente Meggiolaro ha detto: "Con tutti i sacrifici che ha fatto mia madre per farmi studiare volete che parlo in dialetto? Mi esprimerò principalmente in italiano". Bravo, signor presidente! Se si comincerà a parlare in dialetto al Consiglio, poi comincerà ad essere lecito a parlarlo anche in altri luoghi pubblici magari a scuola. Me lo vedo già un bambino delle elementari che risponderà al rimprovero della maestra per aver parlato in dialetto: "Siora maestra la me scusa ma se mi non poxo parlare en dialeto qua parchè al consiglio comunae i poe?". Suvvia consiglieri un po' di serietà. Lasciate stare il dialetto e lavorate seriamente. Fateci vedere che vi abbiamo votato per qualcosa…perché in questo ultimo periodo ci avete fatti notare sui telegiornali nazionali e sui quotidiani facendoci apparire come un paese di burattini. La mia non è una discriminazione sul dialetto veneto. Parliamolo pure (perché le tradizioni sono importanti) ma nelle situazioni e nei luoghi pubblici cerchiamo di essere chiari parlando in italiano. Swea Campigotto

Le ragioni del dialetto

Giornale di Vicenza, Il "" Data: 20/05/2010  
MONTECCHIO MAGG./2 «Le ragioni del dialetto» Giovedì 20 Maggio 2010 LETTERE, e-mail print
Montecchio non è il primo Comune del Veneto a dotarsi di una norma regolamentare che consente l'uso della lingua veneta. La primogenitura spetta a Piombino Dese che nel 2007 inserì tale possibilità nello Statuto. Inoltre esistono motivazioni di notevole valenza giuridica e linguistica esposte a favore della lingua veneta e argomentate in modo dettagliato durante la seduta consiliare del 12 maggio. Per onor di cronaca vorrei ribadire che: - la lingua veneta è definita tale dalla legge regionale 8 del 2007, quindi è da considerarsi a tutti gli effetti lingua regionale; - esiste poi la Carta Europea delle Lingue Regionali approvata dal Consiglio d'Europa nel 1992 che definisce un diritto inviolabile l'utilizzo della lingua regionale nella vita pubblica; - siccome il Governo Italiano ha sottoscritto la Carta Europea nel 2000, riconoscendo di fatto il diritto all'uso delle lingue regionali anche in Italia, il Consiglio comunale di Montecchio Maggiore ha pensato di dare la possibilità ai consiglieri di esercitare questo diritto; - L'Unesco, nel Libro Rosso delle Lingue in via di estinzione, considera il Veneto una lingua distinta dall'Italiano standard; Romano Nostrali Consigliere comunale Montecchio Maggiore

 

Il traduttore entra in Consiglio

Giornale di Vicenza, Il "" Data: 16/05/2010
DIALETTO. La Giunta è alla ricerca di soluzioni per verbalizzare gli interventi dei consiglieri che saranno fatti in veneto Il traduttore entra in Consiglio Antonella Fadda Dopo la battuta sulla simultanea dell'ex senatore Ceccato si dovrà affrontare il vero problema della trascrizione dell'idioma dall'orale Domenica 16 Maggio 2010 PROVINCIA, e-mail print
Un intervento del sindaco durante il consiglio comunale Il consiglio comunale di Montecchio non solo utilizzerà il bilinguismo italiano-veneto ma pare potrà contare anche su un traduttore simultaneo. Il consigliere Giuseppe Ceccato, l'ex senatore nonchè ex sindaco, durante la seduta dell'altra sera, ha affermato che farà lui da traduttore agli interventi in veneto dei consiglieri. Un'affermazione che ha strappato una simpatica risata al sindaco Milena Cecchetto che, buffo il destino, gestisce un'agenzia di traduzioni in lingue straniere, e non sottovaluta il problema. «Mi ero proposto ai consiglieri - precisa Ceccato -. per trascrivere i verbali delle conversazioni dal veneto all'italiano». Prosegue: «Tutti gli interventi possono essere fatti in lingua veneta ma, a mio avviso, le trascrizioni devono essere in italiano. Servirà davvero un traduttore». In realtà la giunta di Montecchio non ha ancora deciso come procedere con le traduzioni. Spiega il presidente del consiglio comunale, Claudio Meggiolaro: «Proporrò ai consiglieri, che vorranno parlare in veneto, di decidere se la verbalizzazione del loro intervento dovrà esser effettuata e tradotta in italiano oppure direttamente in veneto». Nel secondo caso, però, si aprirebbe un altro problema: l'idioma veneto, infatti, è di difficile trascrizione dall'orale allo scritto. Prosegue Meggiolaro: «Sicuramente dovremmo affrontare nuovi costi per la verbalizzazione in veneto». Il consigliere Luciano Chilese nel frattempo annuncia: «Alla prossima seduta tutti i miei interventi saranno in dialetto veneto ed esigerò che vengano tradotti simultaneamente. Se ciò non sarà possibile chiederò la modifica del regolamento e che si torni a non poter più parlare in dialetto». Chilese, inoltre, ricorda che l'azienda che ha stipulato un contratto con il Comune per lo sbobinamento delle registrazioni ha sede in Toscana. «Sono curioso di sapere come faranno a trascrivere e tradurre il veneto». L'articolo 50, che riguarda l'introduzione del dialetto in consiglio, secondo Chilese non è valido: «In base all'articolo potremmo utilizzare il dialetto secondo la parlata locale che non è però una lingua. Quando si parla in un contesto istituzionale tutto deve essere ben chiaro a tutti».

 

Parleremo in italiano con qualche inflessione

Giornale di Vicenza, Il "" Data: 16/05/2010 Indietro
«Parleremo in italiano con qualche inflessione» Domenica 16 Maggio 2010 PROVINCIA, e-mail print
«In un contesto amministrativo l'italiano è d'obbligo». Commenta così l'ex sindaco, oggi consigliere di minoranza, Maurizio Scalabrin, l'introduzione in consiglio comunale della lingua veneta. Continua: «Ho sempre parlato in italiano e continuerò a farlo. Ma come già capitato se dovesse accadere di sottolineare alcuni passaggi in dialetto, lo farò». Della stessa idea anche Pierangelo Carretta, della lista "Essere Montecchio", che spesso è stato invitato durante le passate sedute, a causa dei suoi commenti in veneto, ad esprimersi nell'idioma nazionale. «Utilizzerò l'italiano perchè voglio che tutti mi capiscano - dice ora - ma non mancheranno qualche osservazione in dialetto». Secondo Giampaolo Valerio di Pd-Italia dei Valori: «Parlare il dialetto in consiglio è solo folklore. Per gli italiani, a differenza di altri paesi europei, la conquista della lingua è stato un processo faticoso e lungo. Se ognuno tornasse al proprio dialetto faremo il percorso inverso». Claudio Meggiolaro, presidente del consiglio comunale, se la cava, invece, con una battuta: «Con tutti i sacrifici che ha fatto mia madre per farmi studiare “vuto che parli in dialeto”?» Poi aggiunge: «Come presidente e per la carica che ricopro in consiglio mi esprimerò principalmente in italiano. Se qualche volta dovrò interrompere qualche discussione accesa fra consiglieri e mi verrà spontaneo il dialetto lo userò sicuramente». Più prudente il PdL che in consiglio, pur votando a favore del, aveva espresso: «Non si è mai impedito che frasi o interventi fossero svolti in dialetto - ha spiegato Emanuele Festival -. Neanche in futuro ci saranno delle limitazioni a prescindere dalle modifiche del regolamento». A.F.

Corriere del Veneto (Ed. Vicenza)

Piace il bilinguismo in consiglio «La nostra identità va tutelata» 16 mag 2010 VicenzaElfrida Ragazzo RIPRODUZIONE RISERVATA
I sindaci leghisti del Vicentino con Montecchio Maggiore VICENZA - Il bilinguismo (italiano - veneto) in consiglio comunale: a Montecchio Maggiore è stato fatto il primo passo ufficiale questa settimana, quando l'assemblea ha approvato le modifiche al regolamento, introducendo anche la possibilità per i consiglieri di esprimersi durante le sedute «indifferentemente in lingua italiana o in lingua veneta». E in altri Comuni del Vicentino guidati dalla Lega Nord il provvedimento piace, anche se potrebbero esserci degli ostacoli pratici. Secondo il sindaco di Piovene Rocchette Maurizio Colman la difficoltà è tutta burocratica. «Quella attuata da Montecchio Maggiore credo sia una bella iniziativa - spiega - che va a tutelare e valorizzare l'idioma veneto. Però mi pongo il problema dell'allungamento dei tempi per le trascrizioni dei verbali». Il primo cittadino di Piovene, infatti, dice di essere frenato proprio da motivi «puramente funzionali legati all'esecutività delle delibere. Vorrei fare una cosa completa - continua - ovvero trascrivere quello che è stato detto in l i ngua grazie all'utilizzo del prontuario di Mario Cortelazzo. Però il Comune che guido è più piccolo di quello di Montecchio e temo si allungherebbero i tempi. Sono sicura che il sindaco di Montecchio farà una cosa fatta bene». Intanto a Piovene c'è chi si esprime in vernacolo durante l'assemblea consiliare. In un altro municipio vicentino già dieci anni fa si era fatto un esperimento per far entrare il veneto in Consiglio. A Rosà, infatti, l'ordine del giorno della seduta veniva pubblicato sia in italiano che in veneto. Dialetto Si parlerà italiano e veneto in consiglio comunale a Montecchio «Questa abitudine - afferma il sindaco e deputato del Carroccio Manuela Lanzarin - poi è venuta meno, ma ben venga tutto ciò che serve per mettere in pratica la lingua». Sempre a Rosà a inizio anno è stato istituito il referato all'identità veneta «e stiamo valutando ora iniziative per sensibilizzare al veneto - osserva Lanzarin - valuteremo quali abbracciare in quanto consone per il nostro Comune». L'idea che, tra le altre, piacerebbe riproporre al sindaco è proprio la reintroduzione dell'ordine del giorno delle sedute consiliari sia in italiano che in lingua veneta. Stampato e distribuito da NewpaperDirect | www.newspaperdirect.com, USA/Can: 1.877.980.4040, Intern: 800.6364.6364 | Protetto dalle leggi sul Copyright, nonche' dalle vigenti leggi e disposizioni applicabili in materia. Suggeriti Meno carcere per i reati minori Il ministro dà ragione a BorraccettiVicenza - dom, 16 mag 2010Borraccetti rilancia: «Basta tossicodipendenti in carcere» Casellati: «Ci pensiamo»Vicenza - dom, 16 mag 2010L'orso Dino uccide ancora La Provincia: «Ora fermatelo»Vicenza - dom, 16 mag 2010

 

Corriere del Veneto.it

Montecchio bilingue per regolamento Il dialetto entra in Consiglio
Il caso In Veneto come in Alto Adige, il sindaco: «Va tutelata la nostra identità» Montecchio bilingue per regolamento Il dialetto entra in Consiglio Vince la Lega. Lopposizione: «Caos documenti» MONTECCHIO MAGGIORE (Vicenza)«Gli interventi dei consiglieri comunali possono essere effettuati indifferentemente in lingua italiana o in lingua veneta, nella accezione locale contemporanea». Un nuovo comma al regolamento per ufficializzare lingresso del veneto allinterno della sala del consiglio. A renderlo possibile è stata lassemblea comunale di Montecchio, che nellultima seduta ha approvato alcuni cambiamenti al regolamento. E ha aggiunto una postilla sullespressione in veneto. Il Comune dellovest vicentino è tra i primi ad aprire le porte in modo formale (mettendolo per iscritto) alla lingua veneta, anche se in realtà molti sono gli esponenti politici che durante le sedute nei vari Consigli comunali usano termini dialettali mescolati a frasi intere in italiano. Per quanto riguarda lufficializzazione, prima di Montecchio, a dire il vero, ci aveva pensato il Comune padovano di Piombino Dese che, qualche anno fa, ha inserito nello statuto la possibilità per i consiglieri di usare indifferentemente la lingua italiana o la lingua veneta nellesercizio delle loro prerogative. La scelta castellana, invece, è arrivata solo questa settimana, quando la maggioranza dei consiglieri ha approvato le modifiche al regolamento e, tra le tante, è passata pure questa. Che ha prodotto una discussione. Tra i favorevoli cè il sindaco Milena Cecchetto (Lega Nord), che commenta: «Ovviamente io ho votato a favore. E stato portato a regolamento quello che è definito da una legge regionale del 2007. Inoltre la Carta europea delle lingue regionali definisce un diritto inviolabile lutilizzo della lingua regionale nella vita pubblica e privata. Noi a Montecchio abbiamo pensato di dare questa possibilità ai consiglieri». Il sindaco cita anche il «libro rosso delle lingue in via destinzione » e poi dichiara che certamente parlerà in veneto. «Io sono una cultrice sottolinea è una battaglia per salvaguardare le nostre radici e lidentità veneta». Chi invece dichiara che continuerà ad esprimersi in italiano durante le riunioni dellassemblea è il presidente del Consiglio comunale, Claudio Meggiolaro. Per una questione legata al ruolo che ricopre. «Non credo che aprirò le sedute in veneto afferma lesponente leghista per un fatto istituzionale ». Meggiolaro spiega che si tratta di una «facoltà che viene concessa a chi vuole fare interventi (o parte) in veneto». Rimane la questione delle trascrizioni, che secondo Meggiolaro potrebbe risolversi preparando precedentemente il testo tradotto (anche se poi la traccia audio, comunque, rimane, perché il consiglio viene registrato). E, non da ultimo, quello della comprensione. «Gli stranieri osserva il presidente del consiglio comunale castellano dallesperienza che ho io molte volte comprendono più facilmente il veneto». Ma lopposizione non ha digerito il provvedimento. «Così diventa folkloreattacca il capogruppo di Pd e Italia dei Valori, Giampaolo Valerio . Premettendo che io parlo il veneto e sono per la salvaguardia delle tradizioni e dellidentità, credo ci siano dei problemi di carattere normativo». Ovvero: «Non esiste un dialetto unico come lingua, ma tanti dialetti diversi da provincia a provincia. Poi, in caso di contestazioni, deve esserci un testo italiano che accompagna quello veneto e questo non è stato previsto». Infine, Valerio fa un parallelo con il prossimo anniversario della nazione: «Così, a 150 anni dallunità dItalia si andrebbe verso un processo inverso, tornando indietro al proprio dialetto ». Critico anche Bortolino Sartore, consigliere provinciale della Liga Veneto Regione autonoma, che da tempo si batte per linserimento del veneto come «lingua da tutelare», volontà che si è tradotta in un ordine del giorno approvato nei consigli comunali di Schio, Marano e Zanè. «Con il nuovo regolamento dichiarail Consiglio comunale di Montecchio Maggiore non fa altro che ratificare quello che già succede in molti Consigli comunali del Veneto e cioè che molti interventi vengono fatti in lingua veneta con le varie deviazioni dialettali. Resta inalterata la pubblicazione dellordine del giorno e la trascrizione. Nulla a che vedere con quello che succede a Bolzano a titolo di esempio, diciamo che è una operazione di facciata. Diverso sarebbe che la lingua veneta fosse riconosciuta dalla legge nazionale che ne prevede una dozzina, ma non il veneto. Perché non il veneto? Dovè stata la Lega Nord in tutto questo tempo?». Elfrida Ragazzo

 

Il consiglio comunale parlerà in veneto

Giornale di Vicenza, Il "" Data: 14/05/2010

LA NOVITÀ. Aspro dibattito in municipio Il consiglio comunale parlerà in veneto Antonella Fadda Perplessità del Pdl, che però vota a favore con Giuseppe Ceccato L'opposizione: «Ci sono cittadini per i quali è incomprensibile» Venerdì 14 Maggio 2010 PROVINCIA, e-mail print

Il veneto è stato ammesso quale lingua ufficiale in Consiglio “Bona sera, ben rivà al consilio comunae. Femo l'apelo par i siori consilieri". Il presidente del consiglio comunale di Montecchio, Claudio Meggiolaro, potrebbe aprire in questa maniera la prossima seduta, cioè in lingua veneta. Montecchio quindi è il primo Comune vicentino a poter usufruire di una discussione bilingue, dove i consiglieri potranno tranquillamente passare dall'italiano al veneto e viceversa senza esser invitati ad usare esclusivamente la lingua nazionale. Ma l'adozione dell'idioma veneto è giunta dopo un'aspra battaglia fra richieste della minoranza di emendamamenti soppressivi, all'introduzione dell'articolo 50 (rigettato dalla maggioranza), proteste e botta e risposta. L'approvazione è giunta con i voti della maggioranza e Giuseppe Ceccato.
IL REGOLAMENTO. L'adozione del veneto fa parte delle 12 modifiche del regolamento del Consiglio comunale, studiate dalla commissione statuto e regolamenti, alla cui redazione cui hanno partecipato tutte le forze politiche presenti fra maggioranza e minoranza. Proprio sulla questione della lingua la discussione è durata oltre due ore.
LA MAGGIORANZA. «Sono modifiche importanti per lo svolgimento delle sedute - ha evidenziato il presidente della commissione, Carlo Colalto di Lega Nord - in particolare chi vorrà potrà parlare in italiano o dialeto». Perplessità invece da parte del Pdl: «Siamo d'accordo sulla tutela e valorizzazione delle tradizioni - ha detto il capogruppo Emanuele Festival - vogliamo però precisare che è importante che in un momento istituzionale qual è una seduta del consiglio comunale sia utilizzata la lingua italiana». Festival ha spiegato che lo svolgimento del consiglio comunale deve essere «iImmune da critiche e possibili interpretazioni cavillose. E gli interventi devono essere interpretabili e fruibili da tutti i consiglieri e da chi ascolta».
LA MINORANZE. La stesura degli atti, la traduzione e trascrizione, il lessico e la terminologia sono state le principali argomentazioni contrarie portate avanti dai banchi dell'opposizione: «Non esiste il veneto come lingua - ha detto Giampaolo Valerio di Pd-Italia dei Valori -, ma tanti dialetti veneti. A Montecchio ci sono veneti provenienti da tutte le province, ci sono italiani o cittadini comunitari, senza contare gli extracomunitari. Esiste una cittadinanza per il quale il veneto non è comprensibile». Per Giuseppe Ceccato «dobbiamo essere orgogliosi della nostra lingua e tradizioni», mentre Luciano Chilese, pur affermando di utilizzare quotidianamente il veneto, ha sottolineato: «In un contesto normativo quale siamo non ci possono essere incertezze di traduzioni o di comprensioni». Il vicepresidente, la convocazione alle sedute tramite email, ma anche il tempo limitato per gli interventi e, in caso di insulti fra consiglieri, addirittura l'allontanamento dalla sala per alcuni minuti. Sono alcuni dei cambiamenti introdotti nel regolamento del consiglio comunale approvato l'altra sera. Novità importanti che cambieranno il consiglio ma che hanno l'obiettivo di snellire notevolmente i lavori dei consiglieri ed assessori. A.F.

 

Corriere del Veneto (Ed. Padova)
Montecchio bilingue per statuto Il dialetto entra in Consiglio 15 mag 2010 Padova Elfrida Ragazzo RIPRODUZIONE RISERVATA Vince la Lega. L'opposizione: «Caos documenti» Da MONTECCHIO MAGGIORE (Vicenza) «Gli interventi dei consiglieri comunali possono essere effettuati indifferentemente in lingua italiana o in lingua veneta, nella accezione locale contemporanea». Un nuovo comma al regolamento per ufficializzare l'ingresso del veneto all'interno della sala del consiglio. A renderlo possibile è stata l'assemblea comunale di Montecchio, che nell'ultima seduta ha approvato alcuni cambiamenti al regolamento. E ha aggiunto una postilla sull'espressione in veneto. Il Comune dell'ovest vicentino è tra i primi ad aprire le porte in modo formale (mettendolo per iscritto) alla lingua veneta, anche se in realtà molti sono gli esponenti politici che durante le sedute nei vari Consigli comunali usano termini dialettali mescolati a frasi intere in italiano. Per quanto riguarda l'ufficializzazione, prima di Montecchio, a dire il vero, ci aveva pensato il Comune padovano di Piombino Dese che, qualche anno fa, ha inserito nello statuto la possibilità per i consiglieri di usare indifferentemente la lingua italiana o la lingua veneta nell'esercizio delle loro prerogative. Montecchio Maggiore Il Consiglio comunale del Comune vicentino parlerà anche in dialetto La scelta castellana, invece, è arrivata solo questa settimana, quando la maggioranza dei consiglieri ha approvato le modifiche al regolamento e, tra le tante, è passata pure questa. Che ha prodotto una discussione. Tra i favorevoli c'è il sindaco Milena Cecchetto (Lega Nord), che commenta: «Ovviamente io ho votato a favore. E' stato portato a regolamento quello che è definito da una legge regionale del 2007. Inoltre la Carta europea delle lingue regionali definisce un diritto inviolabile l'utilizzo della lingua regionale nella vita pubblica e privata. Noi a Montecchio abbiamo pensato di dare questa possibilità ai consiglieri». Il sindaco cita anche il «libro rosso delle lingue in via d'estinzione» e poi dichiara che certamente parlerà in veneto. «Io sono una cultrice sottolinea è una battaglia per salvaguardare le nostre radici e l'identità veneta». Chi invece dichiara che continuerà ad esprimersi in italiano durante le riunioni dell'assemblea è il presidente del Consiglio comunale, Claudio Meggiolaro. Per una questione legata al ruolo che ricopre. «Non credo che aprirò le sedute in veneto afferma l'esponente leghista per un fatto istituzionale». Meggiolaro spiega che si tratta di una «facoltà che viene concessa a chi vuole fare interventi (o parte) in veneto». Rimane la questione delle trascrizioni, che secondo Meggiolaro potrebbe risolversi preparando precedentemente il testo tradotto (anche se poi la traccia audio, comunque, rimane, perché il consiglio viene registrato). E, non da ultimo, quello della comprensione. «Gli stranieri osserva il presidente del consiglio comunale castellano dall'esperienza che ho io molte volte comprendono più facilmente il veneto». Ma l'opposizione non ha digerito il provvedimento. «Così diventa folklore attacca il capogruppo di Pd e Italia dei Valori, Giampaolo Valerio . Premettendo che io parlo il veneto e sono per la salvaguardia delle tradizioni e dell'identità, credo ci siano dei problemi di carattere normativo». Ovvero: «Non esiste un dialetto unico come lingua, ma tanti dialetti diversi da provincia a provincia. Poi, in caso di contestazioni, deve esserci un testo italiano che accompagna quello veneto e questo non è stato previsto». Infine, Valerio fa un parallelo con il prossimo anniversario della nazione: «Così, a 150 anni dall'unità d'Italia si andrebbe verso un processo inverso, tornando indietro al proprio dialetto». Critico anche Bortolino Sartore, consigliere provinciale della Liga Veneto Regione autonoma, che da tempo si batte per l'inserimento del veneto come «lingua da tutelare», volontà che si è tradotta in un ordine del giorno approvato nei consigli comunali di Schio, Marano e Zanè. «Con il nuovo regolamento dichiara il Consiglio comunale di Montecchio Maggiore non fa altro che ratificare quello che già succede in molti Consigli comunali del Veneto e cioè che molti interventi vengono fatti in lingua veneta con le varie deviazioni dialettali. Resta inalterata la pubblicazione dell'ordine del giorno e la trascrizione. Nulla a che vedere con quello che succede a Bolzano a titolo di esempio, diciamo che è una operazione di facciata. Diverso sarebbe che la lingua veneta fosse riconosciuta dalla legge nazionale che ne prevede una dozzina, ma non il veneto. Perché non il veneto? Dov'è stata la Lega Nord in tutto questo tempo?».

 

Corriere del Veneto (Ed. Padova)

Dialetto, ciò che conta è la naturalezza 15 mag 2010 Padovadi LORENZO TOMASIN RIPRODUZIONE RISERVATA
Ai tempi della Repubblica di Venezia, l'uso del veneziano durante le discussioni politiche nel Maggior Consiglio e negli altri collegi e magistrature era del tutto normale. Così come era abituale il suo impiego nei dibattimenti delle aule di giustizia, dove si era anzi consolidata, nei secoli, una illustre tradizione oratoria tipicamente locale. Nessuna legge, tuttavia, regolava l'uso del veneziano, del toscano (normalmente impiegato, a partire dal Cinquecento, per la redazione scritta degli atti pubblici, che pure continuavano a mantenere vari elementi di color linguistico locale) e del latino, che per molti secoli fu impiegato per vari tipi di testi giuridici. A regnare, più che la rigidezza della norma, erano il buon senso e la consuetudine. L'uno e l'altra facevano sì che se un senatore ricorreva, nel pronunciare i suoi discorsi, a una lingua troppo smaccatamente letteraria (parlava, insomma, come un libro stampato), i suoi colleghi provvedevano a esprimere il loro disappunto con mormorii e commenti velenosi (capitò, nel Settecento, a un certo cancelliere Colombo). E lo stesso avveniva - ce lo racconta il diarista Marin Sanudo, ai primi del Cinquecento - se un consigliere adottava per il suo eloquio un linguaggio innaturale, misto di latino, italiano e veneziano, simile a quello di un grande successo della letteratura rinascimentale come l'Hypnerotomachia Poliphili. Ciò che contava veramente, per i padri della Repubblica, era insomma la naturalezza, che nelle parole di un politico è indizio (se non garanzia) di sincerità. Ciò che andava evitato a tutti i costi era l'affettazione. Osservando i fatti da questo punto di vista, ai rimbrotti e magari allo snobismo dei custodi della Serenissima non si sottrarrebbero, oggi, né coloro che a Montecchio Maggiore hanno sentito il bisogno di affermare per legge (anzi, per regolamento) ciò che una prassi inveterata ha sempre reso possibile nei consigli comunali di tutta Italia, né coloro che con la loro intransigenza («siamo in Italia, si parla italiano» è una frase che da noi andava di moda ai tempi del totalitarismo) hanno provocato per reazione il provvedimento della discordia. Durante il secolo scorso (un secolo buio, anche per le assurde politiche linguistiche che ha visto affermare o prolungare), i dialetti sono stati visti di volta in volta come intralci alla modernizzazione del Paese, come nemici dell'affermazione di un'artificiosa Italianità, addirittura come strumento di oppressione di classe e di emarginazione dei ceti subalterni. Totalmente fraintesi dall'ideologismo novecentesco, càpita oggi che essi riconquistino a colpi di (fragili, perché difficili da articolare coerentemente) provvedimenti normativi uno spazio che a lungo è stato loro ufficialmente negato. Ma anche, di fatto, concesso nella vita quotidiana del Paese, lontana dalle fanfaronate degl'ideologi camuffati da intellettuali. Sarebbe forse ora di capire che la vita dell'italiano e quella del dialetto, proprio come quella di mariti e mogli, non possono essere separate e necessitano, per proseguire felici, l'una dell'altra. Essere costretti a regolamentarla significa preparare le condizioni per un divorzio dal quale entrambi avrebbero solo da perdere.